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Nel cuore della Val di Mezzane si trova una cantina, Ilatium Morini, dove il tempo si fa vino.
Passione e storia emergono tra il silenzio delle botti, svelando l'arte dell'eternità. Un rapporto, quello con la campagna, che si è trasformato in una quotidianità fatta di dedizione, sacrificio e duro lavoro, premiato infine dal prezioso frutto della terra che dona vini pregiati come il Soave della Valpolicella e l'Amarone, essenza stessa delle colline e delle vallate di Verona.
Tra la Valpolicella e il Soave c'è una linea invisibile. Da un lato ciliegi, pietra chiara, rossi caldi; dall'altro, colline nere, basalto, vento e bianchi che sanno di mandorla e sale. È qui che i sette cucini Morini sono cresciuti, tra filari che in pochi metri cambiano lingua e accento. Per anni la famiglia ha venduto unva alla cantina sociale. Poi, negli anni '90, la scelta: firmare in proprio quei vini, raccontando in bottiglia il doppio respiro di questa terra. Oggi Ilatium Morini è una mappa di contrasti; suoli vulcanici, calcarei, Garganega e Corvina, Recioto e Amarone. Un’azienda che cammina su due colline e due storie, senza scegliere una sola direzione.
Il basalto dà la tensione verticale dei Soave, il calcare accarezza i rossi con calore, In entrambi, la mano dei sette cugini: una famiglia veronese che lavora in continuità con un paesaggio dove il fuoco dei vulcani è spento da milioni di anni, ma sotto le radici sembra ancora vivo.
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